La visione degli scrittori

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proviamo a postare...e ditemi cosa ne pensate, I sigilli dei demoni...
view post Posted on 7/1/2007, 20:02Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 31/12/2009, 17:10


Eccomi a scrivere questa storiella...ditemi cosa ne pensate^^ (spero vi piacerà)...e mi raccomando...sono ben accettate anke le critiche ;)

bé cominciamo.....

p.s non guardate i nomi propri... *me non è molto bravo ad inventarsene XD*
Prologo
Hut era intento nel suo lavoro, concentrato, impassibile. Oggi era di guardia notturna alla Fortezza Oscura, il luogo più temuto da chiunque abbia compiuto un atto impuro e da chiunque è nell’intento di compierlo. La Fortezza sorgeva su una scogliera ripida e scoscesa che si affacciava al mare sulla parte settentrionale, orientale e occidentale, mentre sulla parte meridionale vi erano due cinte di mura, alte sei braccia e larghe poco più di due. In faccia alle mura c’era un bosco fitto, chiamato Bosco Oscuro, da lì il nome della fortezza. Sulla parte settentrionale delle mura svettava alta e maestosa la torre dove risiedevano le prigioni. Sulla parte occidentale vi era un’altra torre, ma molto più alta della prigione, da dove si controllava ciò che succedeva nella fortezza: la torre principale. E infine nella parte orientale c’erano gli alloggi delle guardie, poco più di qualche catapecchia con qualche buco nel soffitto.
Quella sera era freddo e ormai era notte inoltrata, la luna piena risplendeva tenebrosa nel buio ma il terrore di quella notte cupa non bastava a concentrare Hut dal suo turno, l’unica cosa che poteva distrarlo in quel momento era il soldato che lo sostituiva nel turno di guardia. Il sostituto di Hut dovette addirittura scrollarlo per distoglierlo dal proprio lavoro, e quando si girò aveva già la mano sull’elsa.
-Ah… Sei tu… Io ti lascio il posto, vado a coricarmi- Il soldato annuì e cominciò a controllare i dintorni assicurandosi che non c’era nulla che potesse turbare la sua tranquillità.
Hut scese dalle mura e si avviò verso l’alloggio dove dormiva, si sdraiò sul suo giaciglio di paglia e si addormentò quasi all’istante.
Un’esplosione.
Delle urla.
Hut prese la sua spada e saltò fuori con un balzo dal letto e corse nel cortile della Fortezza.
Quello che vide gli fece venire la nausea, un senso irrefrenabile di vomitare davanti a quello spettacolo osceno.
Corpi dilaniati dei soldati di ronda sparsi ovunque, mutilati, uccisi in una maniera atroce.
Ora Hut aveva paura, cominciava a temere di capire cosa era successo. Si avviò il più velocemente possibile verso l’entrata della prigione, quando entrò quello che vide gli fece temere che fosse accaduto quello che più temeva.
La portone di zeron, la materia più resistente di tutta Azgar, spesso una spanna e largo due braccia era letteralmente esploso. Nessuno sapeva cosa si celava dentro a quella cella, da quando l’avevano portato e rinchiuso lì dentro, la porta non era mai stata aperta: l’unica cosa che era stata aperta era stata la piccola porticina per passare il cibo; solo coloro che l’avevano portato sapevano che cos’era, e ora aveva timore di scoprirlo.
Usci dalla prigione più veloce di come era entrato, corse in cima alla torre principale è suono il campanaccio per dare l’allarme. Si svegliarono tutti i soldati rimasti e corsero fuori in cortile, e, come era successo a Hut erano rimasti completamente scioccati dalla scena macabra che gli si prostrava di fronte.
Hut scese di corsa le scale della torre per raggiungere i suoi amici e raccontargli l’accaduto, ma quando ebbe da poco superato metà strada un altro urlo, si affacciò alla piccola apertura e vide una cosa che non avrebbe voluto vedere, un suo amico, un altro soldato, fra i denti del demone. Quel mostro era alto tre braccia circa, aveva i denti lunghi quanti quelli di un drago che si incrodano fra loro formando un’arma micidiale, aveva gli occhi di un rosso sanguigno e privi di iride, dei lunghi artigli che usava per dilaniare le sue vittime e una peluria lunga qualche dito che gli ricopriva la pelle.
Il soldato urlava, però ad ogni urlo un pezzo della sua anima si dissolveva, e poco dopo giaceva in bocca a quel mostro, inerte. Hut aumentò la velocità di discesa, i suoi compagni avevano bisogno di lui, cercavano di difendersi come potevano ma non avrebbero resistito a lungo, l’unico che poteva fermare quel coso era lui, ovvero l’unico che possedeva una spada con un sigillo, il frangi-demone; che permetteva di ferire, perlomeno, i demoni.
Arrivò nel piazzale troppo tardi, dei sei soldati che erano accorsi ne rimanevano solo due e lui. Iniziò così la battaglia, i soldati erano in vantaggio numerico, ma nessuno riusciva ad avvicinarsi a quell’ essere ripugnante. Dopo pochi minuti cadde a terra il corpo di un altro soldato, e Hut purtroppo si accorse che quel mostro non solo era veloce e scaltro, ma sapeva la magia ed era molto intelligente.
Hut non aveva più niente da perdere, se avrebbe cercato di fuggire, sarebbe sicuramente morto, mentre se affrontava quel mostro aveva una possibilità in meno di morire, così estrasse la spada e si scaglio con tutto il coraggio che aveva in corpo contro quel demone. Maneggiava la spada con molta abilità, parava e schivava, schivava e parava, ma non riusciva ad andare a segno: il mostro era più veloce di quanto pensasse.
Il soldato rimasto intanto osservava la scena immobile, come se fosse morto, ma poco dopo capì anche lui che non c’erano molte speranze e quelle poche che c’erano erano riposte nell’attacco a quel demone, così gli si scaglio contro anche lui.
Il demone purtroppo si accorse che gli stava arrivando da dietro un altro soldato, così scanso il colpo di Hut, si giro, prese fra i denti il soldato e lo sbatte con violenza contro le mura della fortezza. Con un ultimo atto di coraggio era morto pure lui.
Così ora rimanevano solo Hut e quel demone. Riprese il coraggio e si fiondò sul demone e lo aggredì, riuscì a fagli un piccolo taglio sulla spalla destra, ma molto profondo. Il demone urlò di dolore e aggredì Hut accecato dalla rabbia, cerco di difendersi come poteva, ma era sfinito. Sentiva che ogni colpo del demone andava a segno, ma non provava dolore, ormai sapeva che per lui era finita, così si accasciò a terra. Posò lo sguardo sul demone e gli parlò. Aveva una voce fredda, che sembrava parte di altri, erano voci di molte persone, di anime, mangiate da quell’orripilante mostro. Gli disse:
-Niente può fermarmi,siete finiti! Zheeras, ricordatevi questo nome, perché saranno le mie mani a decidere le sorti di questo inutile mondo! Quando il pugnale penetrerà nel portale del tempo, da dove i mostri dell’antichità risorgeranno, il mondo come voi lo conoscete finirà!-
Hut vedendo quel demone da vicino, si accorse che era cambiato, non aveva più i denti lunghi, ma si erano adattati alla bocca e non fuoriuscivano più, nei suoi occhi cominciava a distinguersi l’iride di un verde smeraldo quasi luccicante e la peluria che gli ricopriva il corpo era quasi sparita: si stava trasformando in un umano.
Queste furono le ultime cose che Hut vide e senti, chiuse gli occhi e si addormentò, consapevole che non si sarebbe più svegliato da quel sonno profondo.


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Zanna Bianca
view post Posted on 17/1/2007, 17:33Quote

Utente cancellato






Mmmh... carino.... Però mi sembra un po'.... come dire... frettoloso. Secondo me avresti dovuto allungarlo un po' di più. Però magari è un prologo e hai voluto farlo apposta così corto!!

E poi spero che la trama in futuro si evolva un po' di più!! Posta gli altri capitoli, sono curioso!
 
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view post Posted on 24/1/2007, 13:22Quote
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ok....adesso proseguo...comunque forse ai ragione, dovrei allungarlo un po' di piu

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view post Posted on 24/1/2007, 21:56Quote
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For now i'm feeling fine, drank poison like the sign...

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/4/2009, 18:24


molto carino come prologo^^ la trama è interessante... anch'io vorrei leggere i prossimi capitoli, sono curiosa..
 
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view post Posted on 24/1/2007, 22:06Quote
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..anche se le persone si feriscono a vicenda, più e più volte... amare qualcuno non è mai una cosa inutile vero?

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bello fratellino ^__^!!!!!! posta ankura ^__^!!


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This time I wonder what it feels like
To find the one in this life
The one we all dream of
But dreams just aren't enough
So I'll be waiting for the real thing.
I'll know it by the feeling.
The moment when we're meeting
Will play out like a scene straight off the silver screen
So I'll be holdin my breath
Right up to the end
Until that moment when
I find the one that I spend forever with

Cause nobody wants to be the last one there.
Cause everyone wants to feel like someone cares.
Someone to love with my life in their hands.
There's gotta be somebody for me like that.
Cause nobody wants to go it on their own
And everyone wants to know they're not alone.
Somebody else that feels the same somewhere.
There's gotta be somebody for me out there.

Tonight out on the street out in the moonlight
And damn it this feels too right
It's just like Déjà Vu
Me standin here with you
So I'll be holdinmy breath
Could this be the end?
Is it that moment when
I find the one that I spend forever with?

Cause nobody wants to be the last one there
Cause everyone wants to feel like someone cares.
Someone to love with my life in their hands.
There's gotta be somebody for me like that.
Cause nobody wants to go it on their own
And everyone wants to know they're not alone.
Is there somebody else that feels the same somewhere?
There's gotta be somebody for me out there.

Ooooooh,
You can't give up!
Lookin for that diamond in the rough
Because you never know when it shows up
Make sure you're holdin on
Cause it could be the one,
the one you're waiting on


Cause nobody wants to be the last one there.
Cause everyone wants to feel like someone cares.
Someone to love with my life in their hands.
There has gotta be somebody for me
Ohhhhhh.

Nobody wants to go it on their own
And everyone wants to know they're not alone.
Is there somebody else that feels the same somewhere?
There's gotta be somebody for me out there.

Nobody wants to be the last one there
And everyone wants to feel like someone cares.
Is there somebody else that feels the same somewhere?
There has gotta be somebody for me out there

Lyric by Nickelback♥


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ParadiseWhite Wolf's Howl Impronta Deviant

Thanks to mad BLACK machine;

 
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view post Posted on 26/1/2007, 15:22Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 31/12/2009, 17:10


1. TI ODIO!!

Siergon era accovacciato a terra, i sensi attenti che setacciavano ogni palmo di terreno attorno a lui. Sentì un fruscio, qualche rametto che si spezzava, davanti a lui si prostrava in tutta la sua bellezza e magnificenza un cervo bianco maschio. Siergon sfilò una freccia fuori dalla faretra, si mise in ginocchio, incoccò la freccia, mirò al cuore del cervo e scoccò il dardo che andò a segno. Siergon corse verso la sua preda con in mano sette pietre quasi identiche che sparse intorno al cervo al fine di formare una stella a sette punte immaginaria, recitò una formula e le pietre si illuminarono per qualche secondo per poi spegnersi: il rito era compiuto, l’anima del cerco era salva, ora poteva raccogliere la sua preda e portarsela a casa. Siergon era un ragazzino di quattordici anni, minuto,molte agile, alto poco più di un metro e mezzo. Era un mezzelfo: orecchie a punta, capelli rossi con qualche tonalità di un marrone scuro, occhi di un verde scuro alto circa un poco più di due braccia. Era l’unico del suo villaggio che aveva il padre umano e la madre Elfa, purtroppo morta dandolo alla nascita: almeno così gli aveva raccontato suo padre. Amava cacciare, gli distendeva i nervi e lo tranquillizzava ma soprattutto adorava tirare con l’arco; lui e il suo arco d’ebano erano inseparabili, ma non si separava mai neanche dalla spada regalatagli dal padre di sua madre, un elfo, suo nonno. Il fodero della spada era in legno di faggio ed era ricoperto dalla pelle del cervo bianco, l’elsa era ottenuta dal corno di un unicorno, e grazie a quel corno di quell’animale ormai estinto e magico, la lama aveva preso dall’animale la sua magia. C’era inciso un simbolo sull’elsa, un cerchio con all’interno un altro cerchio e una stella a sette punte all’interno del cerchio grande.
Attraverso tutto il bosco con il cervo in spalla fino a ritrovarsi in una piccola radura, la c’era casa sua, ma non appena fece per entrare sentì suo padre urlare:
-Ti avevo detto di non uscire! Per punizione riparerai la rimessa e la metterai in ordine!- Siergon stava per imprecargli contro ma si trattenne dal farlo, così si avviò sconfitto verso la rimessa.
La loro casa si trovava nei pressi del paese di Insret, il paese dove le montagne e i boschi erano di casa. Era una piccola casupola di campagna fatta interamente di legno.
Siergon odiava suo padre, trovava qualsiasi scusa per farlo sgobbare e per farlo lavorare al posto suo. Suo padre si chiamava Oggnir e faceva il fabbro, aveva trentaquattro anni e non li portava per niente, molte rughe marcate gli scendevano già dalla fronte. Era terribilmente arrogante e Siergon non lo sopportava. A volte lo picchiava, anche con dei bastoni, era malvagio e godeva nel veder soffrire le persone.
Quando Siergon ebbe finito di mettere a posto la rimessa tornò a dedicarsi al suo bottino di caccia, il cervo bianco.
Cominciò a squoiarlo, mise le pelli da una parte, prese delle foglie e cominciò a tagliarlo e a impacchettare i vari pezzetti di carne in esse. Alla fine gli rimaneva solo le ossa, le portò sui margini del bosco, dove vari insetti ed animaletti avrebbero pensato a ripulirle, per poi metterle nella rimessa di suo padre, dove lui le usava per fare le impugnature di varie armi.
Rientrò in casa al tramonto, e, non fece nemmeno in tempo a varcare la soglia, che davanti a lui si piazzò suo padre che gli diede un sonoro ceffone. Quando fu sul punto di mettersi a piangere Siergon urlò:
-Perché l’hai fatto? La rimessa l’ho messa a posto!-
-Non è per la rimessa, e perché ti sei dimenticato di preparare la cena…- Rispose con un ghigno.
Siergon era sul punto di estrarre la spada e tagliarli la testa, ma si trattenne, era comunque suo padre. Così si rassegnò, entrò in casa cercando di evitare lo sguardo maligno di suo padre che continuamente lo tormentava, e cominciò a far arrostire sul caminetto la carne del cervo che aveva catturato oggi.
Mangiarono in silenzio, e appena Siergon ebbe finito si alzò e andò diritto in camera sua, sempre senza profanare parola.
Quando fu nella sua stanza si sdraiò sul suo letto e portò la mano alla guancia dove aveva preso il ceffone.
Bastardo.
Faceva di tutto pur di vederlo piangere e se non ci riusciva al primo colpo trovava subito un’altra scusa per farlo piangere.
Si alzò prese il suo pugnale e cominciò a lucidarlo e a pulirlo. Questa era un’altra cosa che gli distendeva i nervi, come quando cacciava. Quando lo ebbe lucidato per bene, lo osservo attentamente e cominciò a guardare il simbolo inciso sull’elsa, si era sempre posto una domanda: perché quel simbolo, non solo era inciso sull’elsa della sua spada, ma anche la piazza del suo paesino era della stessa forma e conteneva le stesse incisione.
Non riusciva proprio a comprendere.
Si faceva tardi, e assorto nel dubbio, stanco di quella giornata impegnativa, si sdraiò e si addormentò.


Nel frattempo alla fortezza c’era una desolazione innaturale, nessuno era rimasto vivo e il demone con l’aspetto umano era riuscito a scappare dalla sua prigionia. Nello stesso momento Ryoz stava andando alla fortezza per comunicare le nuove disposizioni riguardanti i turni e i soldati. Appena arrivò di fronte alla fortezza si accorse subito che qualcosa non andava, smontò da cavallo e legò le redini ad un albero. Perché il grande portone dell’entrata non c’era più? E perché non c’era nessuna sentinella a fare di guardia sulle mura? Ryoz estrasse la spada senza pensarci due volte ed entrò, vide una cosa che gli fece temere che il sorvegliato speciale era scappato, non solo il primo portone era sparito, ma anche il secondo. Allora si fece coraggio ed entrò, non appena varcò la soglia del portone interno, un odore penetrante e nauseabondo di sangue lo avvolse. Era sul punto di vomitare, e quando cominciò a guardarsi in giro e a vedere i corpi dei soldati dovette girarsi per riuscire a fermare gli stimoli di vomitare. Sempre con la spada sfoderata cominciò a correre verso il suo cavallo, era accaduto quello che tutti temevano. Era fuggito il demone. Appena arrivò dal suo cavallo, rinfoderò la spada e slego le redini. Gli montò in groppa con un balzo a si avviò al galoppo verso l’Accademia Militare, dove risiedevano le più alte cariche militaresche e governative, per comunicare l’inquietante notizia.
Arrivò dopo circa mezz’ora, il cavallo era stremato, Ryoz smontò da cavallo, porse le redini allo stalliere e si avviò a passo sicuro verso lo studio del Gran Generale. Entrò quasi sfondando la porta, e Koret, il Gran Generale, si girò verso di lui.
-Cosa diavolo ti salta in mente di entrare così nel mio studio! Quasi mi sfondavi la porta! La prossima volta che fai una cosa del genere ti degrado a soldato semplice!-
-Mi scusi per la mia intrusione avventata, ma quello che sto per dirvi e di vitale importanza, e non vi piacera.-
-Cosa non dovrebbe piacermi?-
In quel momento, Koret si ricordò dove aveva mandato Ryot e cominciò a pensare quello che stava per dirgli.
-Sì ricorda il sorvegliato speciale che rinchiudemmo nella fortezza quattro anni orsono?-
Koret annuì e nello stesso istante senti un brivido attraversagli da parte a parte il corpo.
-È fuggito… ha fatto esplodere la porta di zeron, a trucidato tutti i nostri compagni e infine è fuggito facendo sparire i due portoni d’entrata alla fortezza. Purtroppo questo sta a significare solo che pratica arti magiche.-
Koret non profanò parola, aveva uno sguardo cupo e praticamente vuoto, privo di espressione.
-Dispiega tutti i soldati a disposizione e mandali alla ricerca di quel demone.-
-Ma signore, se anche qualcuno di quei soldati riuscisse a trovarlo, verrebbe molto probabilmente trucidato come quelli che si trovavano alla fortezza.-
-Lo so, ma non c’è altra alternativa, dobbiamo riuscire a trovarlo, è in gioco la vita di tutto e di tutti.-
-Cosa sta succedendo? Per quale motivo e in gioco la vita di tutti?-
-Lo saprai a tempo debito come tutti gli altri, gli a sapere cosa abbia intenzione di fare quel demone sono il sottoscritto e il Supremo Saggio. E ora vai, muoviti, non c’è tempo da perdere!-

Siergon si svegliò che era ancora presto, oggi avrebbe impedito a suo padre di riempirlo di ceffoni, gli avrebbe anticipato ogni sua mossa. Usci di casa con passo felpato, per fare in modo che non si svegliasse, prese il suo cavallo e si avviò verso il paese dove avrebbe comprato una brocca di latte, un po’ di pane e del miele. Raggiunse il paese che il sole era da poco sorto, si avviò verso la stalla, vide il contadino e andò verso di lui. Il latte l’aveva comprato, ora si avviava verso la panetteria, entrò e dopo aver salutato cortesemente anche il panettiere comprò anche il pane. Ora non gli restava che andare dall’erborista, una maga, l’unica che vendeva il miele. Entrò nell’erboristeria, era tutto buio li dentro e l’odore di tutte le erbe che penzolavano dal soffitto faceva lacrimare gli occhi a Siergon.
-C’è nessuno?- Chiese Siergon ad alta voce.
Si inoltrò sempre più nel negozio, fino a quando non arrivò al banco e vide la maga in una specie di trans. Le diede un colpetto e lei si risvegliò di soprassalto. Il tempo di mettere a fuoco la vista e la maga, appena inquadro Siergon, soffocò un urlo. Siergon si spaventò, ma la maga fece comunque finta di niente anche se aveva capito che lui l’aveva sentita urlare. Anche Siergon fece finta di niente e le chiese il miele, ma mentre gli stava porgendo il denaro per pagarla si accorse che i lineamenti del suo viso avevano un nonché di paura, di terrore. Siergon si spaventò nel guardarla negli occhi e quindi cercò di concludere al più presto la trattativa. Appena la concluse si avviò a passo veloce verso l’uscita dell’erboristeria, ma non fece neanche in tempo a varcarla che la maga disse:
-Sei stato scelto, insieme ad altri compagni, e non potrai sottrarti dal tuo compito, perché così è stato scritto, dovrai resistere fino alla fine, per la salvezza non solo del mondo terreno ma anche di quello ultraterreno.-
mai provata, come se quello che aveva detto fosse vero. Non era possibile, stava sicuramente delirando. Così si avviò verso casa cercando di dimenticare questo episodio.
Arrivò a casa poco dopo, e quando entrò vide che per fortuna suo padre russava ancora nel suo letto. Così si avviò verso la cucina, accese il fuoco, prese un pentolino, vi versò dentro il latte e cominciò a scaldarlo. Affetto il pane e lo mise in tavola, assieme al miele. Verso il latte bollente in una tazza e mise sul tavolo anch’esso.
Quando ebbe finito di preparare la colazione, uscì di casa, andò a prendere la scure e si avviò verso il bosco per tagliare della legna.
Quando arrivò a casa era quasi ora di pranzo, così corse sul retro delle casa, dove lasciò la legna che aveva tagliato.
Poi rientrò in casa, doveva preparare il pranzo, o tutti i suoi sforzi di non prendere ceffoni almeno per un giorno sarebbero stati vani. Si accorse che per fortuna suo padre aveva apprezzato la colazione, non aveva lasciato indietro nemmeno una briciola di quello che gli aveva preparato.
Con il sorriso sulle labbra per la colazione “riuscita” scesa nella loro minuscola cantina, dove custodivano le carni e i formaggi. Prese un pezzo di carne di cervo del giorno prima, taglio un pezzo di formaggio e ritornò in cucina. Uscì nuovamente di casa, dopo aver lasciato la carne e il formaggio in cucina, e stavolta si avviò verso il loro piccolo e magro orticello. Raccolse qualche foglia di insalata e si ritornò di nuovo in casa.
Cominciò a far arrostire la carne, e intanto che coceva si mise ad affettare il pane che era avanzato da stamattina.
Quando fu tutto pronto e ben disposto in tavola, suo padre arrivò, quasi sentisse nell’aria il profumo del pranzo già pronto.
Oggnir entrò d’un balzo in cucina e si getto sul cibo con foga. Siergon lo salutò con timidezza, anche se sapeva già che non gli avrebbe risposto. Così si sedette anche lui e cominciò a mangiare, in silenzio, come sempre.
Quando tutto fu consumato suo padre si alzò e disse:
-Hai tagliato la legna?-
Siergon alzò la testa dal piatto guardandolo negli occhi con aria di sfida e rispose pacatamente:
-Sì, papà-
Quando Siergon disse queste parole pensò che suo padre gli sarebbe saltato addosso e lo avrebbe strangolato. Ma non fu così, però Siergon si accorse comunque che suo padre era infuriato perché questa mattina l’aveva anticipato.
Oggnir uscì di casa sbattendo violentemente la porta senza ringraziare e senza salutare suo figlio.
-Stavolta te l’ho fatta, vecchio!-
Disse fra se e se Siergon.
Ma la felicità di Siergon non durò a lungo.
Quando la luna era appena sorta suo padre entrò come un treno in casa, andò diritto in cucina e, come a pranzo, trovò tutto pronto.
Siergon era davanti al caminetto, nel loro piccolo salotto. Stava lucidando la sua spada. In quel momento entrò suo padre, irato come sempre, Siergon se ne accorse ma non ci fece caso, aveva fatto tutto quello che doveva, per quale motivo avrebbe dovuto fargli del male?
Non fece nemmeno in tempo a finire di pensare che non gli avrebbe fatto niente che suo padre gli si parò davanti e gli tirò una sberla che lo fece cadere faccia a terra.
Siergon si alzò, con la testa bassa e senza dire niente, si avviò verso la sua stanza dove si mise a piangere. Ma non era un pianto da ragazzino, soffocò i singhiozzi ma non riuscì a frenare le lacrime.
Pianse tutta la notte, e la mattina, prima dell’alba preso il suo zainetto che aveva ricavato dalla pelle di cervo, lo riempi con carne formaggio e una borraccia d’acqua. Torno in camera sua, prese la sua spada, se la lego al fianco e con essa prese anche arco e faretra che si lego sulla schiena.
Uscì di casa silenzioso come una lepre e si avviò verso il bosco.
Voleva andarsene, non lo sopportava più.
Ma suo padre, che la sera prima si era insospettito che non aveva battuto ciglio, si accorse che se ne andò e appena Siergon varcò la soglia suo padre si fiondò fuori dal letto e si avviò anche lui verso la porta.
-Torna subito qui!-
Urlò Oggnir. Ma Siergon si limitò a girare il volto:
-Ti odio!-
Queste furono le ultime parole che Oggnir sentì da suo figlio. Siergon ormai era solo, nel bosco.



p.s se trovate qualke errore fatemelo sapere, e non fate caso ai nomi propri XD

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Zanna Bianca
view post Posted on 10/2/2007, 19:06Quote

Utente cancellato






Bello! Mi piace! Mi sta appassionando!

Di errori ne ho trovati, ma... ti devo dire pure quelli di scrittura?
 
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view post Posted on 13/2/2007, 18:30Quote
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XD...non sono proprio un asso in italiano !!XDXD

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7 replies since 7/1/2007, 20:02
 
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